RICORDO DI ALDO ZANARDO
La sinistra comunista nello sviluppo del suo impianto teorico tra gli anni'70 e '80 del XX secolo, è stata debitrice di Aldo Zanardo.
Zanardo, come ricorda Stefano Petrucciani sul "Manifesto" del 5 settembre, è scomparso qualche giorno fa a Sesto Fiorentino: allievo di Luporini aveva sempre legato l'attività di ricerca filosofica con quella di immediato impegno politico nelle fila del PCI (chi scrive lo ha conosciuto in diverse occasioni di convegni e seminari svolti, in particolare, alle Frattocchie), dirigendo "Critica Marxista" tra il 1985 e il 1991.
Molto legato anche ad Aldo Tortorella aveva incentrato la sua ricerca a tre tematiche particolarmente intrecciate fra di loro: l'etica, la libertà, l'individuo aprendo così un importante dialogo con il mondo cattolico.
Per Zanardo non aveva senso parlare di socialismo senza muovere da una radice etica, e da questo punto discendeva il suo interesse per il socialismo neokantiano tedesco e austriaco del primo Novecento, cui aveva dedicato intensi periodi di studio ("La libertà nel pensiero giovanile di Marx" 1965 Istituto Gramsci)
Zanardo aveva ben presente come l'etica socialista non poteva essere altro che un'etica della libertà effettiva di tutti e di ciascuno.
Assieme a Tortorella aveva indagato su questo tema ponendosi l'interrogativo di fondo: la questione della libertà si rinviene sicuramente in Marx, ma nonostante questo fatto rimaneva (e rimane) una domanda che non poteva (e non può) essere elusa: il marxismo aveva pensato la questione della libertà in modo adeguato oppure - come scrive ancora Petrucciani - certi nefasti esiti politici erano collegati anche a insufficienze teoriche di fondo?
Per una singolare combinazione proprio in questi giorni è uscito per le edizioni della Normale di Pisa e curato da Michele Ciliberto una riedizione del confronto tra Palmiro Togliatti e Norberto Bobbio sviluppato proprio sul tema della "libertà": un confronto apparso nel 1954, all'indomani della morte di Stalin e in precedenza al XX congresso, tra le colonne di "Nuovi Argomenti" e di "Rinascita"; un testo dal quale si potrebbe ripartire per avviare un dibattito che a tutt'oggi, stante lo stato di cose presenti nella crisi delle democrazie liberali, appare ancora come di urgente attualità.
In questo ambito Zanardo ci ha lasciato ancora un interrogativo fondamentale: la fuoriuscita dalla proprietà privata e dal capitalismo non sarebbero sufficienti a conciliare e superare tutti gli antagonismi essendo la società moderna fatta di individui differenti e irriducibili e dunque anche conflittuali.
Quel conflitto che nella complessità della modernità delle contraddizioni oltre a quella storicamente definita come "principale" in un mutamento evidente del rapporto tra "struttura" e "sovrastruttura" che Gramsci racchiudeva nel concetto di egemonia esercitata dalla parte politica e culturale capace di sviluppare una funzione pedagogica di massa nel nome dell'uguaglianza e della fine dello sfruttamento.

